IL GIOCO DEL POLO

L'essenza del mondo del polo la si percepisce al primo colpo d'occhio: il lusso, il glamour, l'esclusività. Ma c'è di più, molto di più. C'è quello che accade in campo: la sfida non solo a vincere la partita, ma anche a imparare quello che, senza dubbio, è uno degli sport più difficili e pericolosi che ci siano. In cima alla lista dei passatempi ad alto fattore di rischio, le sue complesse regole sono in parte determinate dalla necessità di salvaguardare uomini e animali.

Cavalli che galoppano a 50 km orari, repentini cambi di direzione e brusche frenate, otto giocatori armati di stecche che si contendono una pallina - del diametro di 11.5 cm e che raggiunge velocità di 180 km orari -, rendono alcune precauzioni inevitabili. Le due regole principali infatti, sono volte proprio a limitare la possibilità di scontri: la linea tracciata dalla palla non può mai essere incrociata e chi prima si inserisce su questa linea, ha il diritto di precedenza. Nonostante queste regole, il polo rimane uno sport di contatto. Infatti, per vincere la giocata si usano anche la steccata, ovvero l'agganciare la stecca dell'avversario con la propria per impedirne l'impatto con la pallina, e il ride-off, che prevede l'appoggiare il proprio cavallo contro quello dell'altro, spostandolo di forza dalla traiettoria .

Una squadra di polo è composta da quattro giocatori, ognuno dei quali ha un handicap che va da -2 a 10. Altra caratteristica peculiare è Il fatto che generalmente in campo cl sono sia professionisti che amatori. È Infatti la somma degli handicap dei singoli giocatori di una squadra a determinarne il livello, nonché a determinare se a essa sarà assegnato qualche vantaggio: Il team con handicap Inferiore Incomincerà Il match con dei punti a favore. Il polo classico è giocato su un campo In erba delle dimensioni di 275x180 metri (approssimativamente la grandezza di tre campi di calcio); l'obiettivo è quello di segnare nella porta avversarla.

Si giocano dai quattro agli otto tempi - chiamati chukkers - di sette minuti effettivi. Ogni cavallo gioca un solo tempo e, proprio durante le pause in cui avviene Il cambio, gli spettatori entrano In campo per riposlzionare le zolle sollevate dagli zoccoli. Oltre al polo su erba, esistono poi le varianti su neve, su sabbia e per i più coraggiosi, anche su elefanti e su cammelli. In fondo, chi fa parte di questo mondo, è sempre alla ricerca di novità, di stimoli, di sfide; tutte caratteristiche facili da trovare in un ambiente che, seppur costante nel suo fascino, offre davvero un'infinità di opzioni.

LA STORIA DEL POLO

Duemila anni fa a Costantinopoli, Isfahan, Jaipur e Damasco, già si giocava a Polo. Fu il Re persiano Dario a portare, nel 522 a.C. il Polo in India. "Chaugan" era il nome dato dai persiani alla mazza e bastone, si passò poi al termine "pullu" o "pulu", nome che indicava il legno con cui venivano fabbricate le palle da gioco e da questo ultimo termine si giunse all'odierno Polo. Il Polo si sviluppò anche in Cina e assunse un'importanza tale che per poter accedere alle cariche pubbliche più importanti era necessario essere anche abili giocatori di Polo.

Ufficiali inglesi di stanza in India iniziarono a praticare questo sport alle corti dei Maharaja a Manipur ed a Latore: essi fondarono i primi club a Chocar, a Sichar, a Calcutta e a Pershavar e da lì, passando per Malta dove nel 1868 fu fondato il primo club europeo, lo portarono in Inghilterra. Il primo club inglese, il Monmouthshire, nacque nel 1872; le regole invece vennero codificate successivamente dall'Hurlingham Polo Association.

Nel 1879 arrivò in Argentina, ad introdurlo un giovane giocatore di polo inglese, Tom Preston, che si trasferì a Buenos Aires dall'India. Dopo solo tre anni fu fondato il primo club di Polo Argentino, nella nazione che senza dubbio è la più stimata sia per la qualità dei cavalli che per la professionalità dei loro polisti, modificando tecniche di gioco ed esportandole prima in America e poi in Europa.

Nel resto dell'Europa il Polo si diffuse in Spagna, a Jerez de la Frontera nel 1872, in Germania nel 1898 quando fu fondato il Polo Club di Amburgo e in Francia ed Italia attorno ai Primi anni del '900. Il polo si sviluppò poi in tutto il mondo, ed arrivò anche a far parte dei giochi olimpici, a Londra nel 1908, Anversa nel 1920, Parigi nel 1924 e Berlino nel 1936. Nel 1975 erano già nati 583 club di polo in 39 Paesi.

 

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